Triosonate Progetto Bach

Giovedì 12 maggio 2022, alle ore 18, presso l'auditorium "Cesare Chiti" del Conservatorio Mascagni, si terrà il concerto del Triosonate Progetto Bach.
 
Triosonate è composto da Stefano Agostini (flauto), Veronica Barsotti (chitarra), Salvo Marcuccio (chitarra).
 
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Triosonate

I programmi da concerto di Triosonate prevedono l’integrale delle Sei Sonate, o una selezione integrata da brani bachiani trascritti per due chitarre (Quattro duetti, BWV802-805; Partita BWV 826; etc.) e per flauto solo (Partita BWV 1013).

Le “Sei Suonate à Cembalo certato è Violino solo”, probabilmente concepite negli anni della permanenza di Bach presso la corte di Cöthen e rielaborate negli anni seguenti. Di queste sonate è originalissimo, per l’epoca, il modo in cui Bach tratta la parte del cembalo: non come semplice riempitivo di accompagnamento al violino solista, come si usava fare con l’onnipresente ‘basso continuo’ nella musica strumentale del Settecento, ma come coprotagonista di pari dignità. Nella maggior parte dei movimenti di queste sonate la mano destra del cembalo dialoga con il violino quale seconda voce di un trio, il basso del quale è affidato alla mano sinistra; in alcuni, il cembalo intesse eleborati accompagnamenti che anticipano modi propri del classicismo, o riassume il tessuto orchestrale delle arie di cantata. Con questi mezzi Bach assembla, attraverso le sei sonate, una sorta di compendio delle principali maniere musicali del suo tempo, mescolandone magistralmente gli stili più disparati: dall’aria vocale, al contrappunto strumentale, al virtuosismo estroverso del concerto grosso, in una raccolta considerata già dai suoi contemporanei una delle vette più elevate della sua produzione.
Le sonate si prestano particolarmente bene ad una trasposizione per tre strumenti. Nella nostra versione il flauto è nella parte del violino e le due chitarre, montate con corde speciali per ampliarne l’estensione, sono impegnate a rendere le voci del cembalo e, all’occorrenza, del basso continuo. Le proponiamo in questa veste insolita nella convinzione che essa renda giustizia al modello barocco del “suonare in trio” da cui esse hanno origine e che la nuova strumentazione possa rivelarne alcuni dei risvolti più nascosti, offrendo all’ascoltatore un nuovo punto di vista su questi capolavori.

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